La mia storia

Sono sempre stata
un vulcano.

Entusiasta della vita, curiosa di tutto, con un’energia così incontenibile e debordante che il mondo intorno a me non sapeva bene come gestire.

Ritratto in bianco e nero di Giorgia Turchet
Giorgia a cavallo sulla spiaggia
Il movimento fa parte della mia storia. Qui, a cavallo sulla spiaggia.

Capitolo 01

Il fuoco, il corpo, lo sport.

Ero quella considerata "troppo". Troppo vivace, troppo presente, troppo rumorosa. A scuola e nei contesti sociali ero spesso quella da mettere all’angolo, da zittire, da "eliminare" perché disturbavo il silenzio, distraevo i compagni e rompevo le righe. Ho imparato molto presto la sensazione di essere un elemento di disturbo solo perché esistevo con tutta la mia forza vitale.

Quel fuoco e quel bisogno viscerale di muovermi hanno trovato una casa nel corpo e nello sport: per quindici anni ho praticato ginnastica artistica e atletica leggera. Sono sempre stata un’atleta nell’anima: il corpo per me non era solo muscoli in movimento, era il mio rifugio, il canale attraverso cui dare voce a quello che dentro non trovava spazio. Ma ancora non sapevo che, anni dopo, sarebbe stato proprio il corpo a chiedermi il conto di tutto ciò che tenevo nascosto sotto la disciplina.

L’invisibile che pesa.

Capitolo 02

Marco. Il fratello mai nato.

Nel nostro sistema familiare c’è sempre stato un silenzio profondo, uno spazio vuoto che in realtà era pienissimo. Si chiama Marco, ed è il fratello che non è mai nato.

I bambini sentono tutto, soprattutto ciò che non viene detto a parole. Per anni ho portato addosso un senso inconscio di incompletezza e una spinta continua a fare il doppio, a valere per due, a occupare il posto di chi non c’era.

Solo attraverso le costellazioni familiari sono riuscita a dare a Marco il suo posto legittimo nel mio cuore e nel nostro albero genealogico. Riconoscerlo, nominarlo e onorare il suo destino ha tolto dalle mie spalle un carico invisibile gigantesco, restituendo al mio sistema familiare un pezzo fondamentale della sua verità.

Giorgia e sua sorella Camilla da bambine, abbracciate
Io e Camilla. Le stesse radici, due modi di abitare la vita.

Capitolo 03

Camilla, mia sorella.

Crescere con una sorella maggiore significa condividere le stesse radici, ma spesso sviluppare foglie e rami completamente diversi per sopravvivere alla stessa tempesta.

Con mia sorella ho condiviso il clima della casa, le tensioni non dette, i ruoli che ciascuna di noi ha dovuto cucirsi addosso per farsi spazio. Per molto tempo le dinamiche familiari ci hanno spinte in schemi precisi, a volte distanti, a volte speculari.

Riconoscere la nostra storia comune senza pretendere che lei vedesse o sentisse le cose esattamente come me è stato un passaggio cruciale: un cammino di rispetto reciproco, che mi ha insegnato che nello stesso sistema si può soffrire in modi totalmente opposti, e che la pace arriva quando si smette di giudicare il modo in cui l’altro ha cercato di salvarsi.

Una fotografia di famiglia: Giorgia da bambina con la mamma
Una fotografia di noi, custodita nell’album di famiglia.

Capitolo 04

Mamma.

Il rapporto con mia madre è stato per anni la mia ferita più sanguinante e devastante. Un legame segnato da una durezza e da una violenza emotiva che mi facevano sentire annientata, sbagliata, mai abbastanza.

È stato un dolore così insopportabile e dilaniante da trasformarsi, nel tempo, in un odio viscerale.

Poi, ho scoperto le costellazioni familiari e lì è successo l’impensabile.

Ho dovuto scendere nell’abisso delle sue ferite, guardare la bambina e la donna che c’erano dietro la madre rigida, comprendere i traumi transgenerazionali che agivano attraverso di lei. Non si è trattato di giustificarla, ma di smettere di subirla. Ora quella distanza si è sciolta, lasciando spazio a una comprensione così profonda che ci ha permesso, incredibilmente, di recuperare il nostro rapporto. Oggi so per certo che la mia Anima non avrebbe potuto scegliere una madre diversa.

Una fotografia di famiglia: Giorgia da bambina sulle spalle del papà
Sulle sue spalle, da bambina.

Capitolo 05

Papà.

Per tutta la vita l’ho idealizzato, mettendolo su un piedistallo altissimo: ai miei occhi era il porto sicuro, la figura intoccabile, l’eroe che compensava tutto il resto.

Ma idealizzare qualcuno è solo un altro modo per non vederlo davvero.

Con il tempo e con il lavoro su me stessa, ho dovuto guardare anche altro: le sue assenze, i suoi difetti, i suoi silenzi, le sue debolezze.

È stato un passaggio doloroso ma incredibilmente liberatorio: togliere a mio padre la maschera dell’eroe mi ha permesso di incontrarlo per la prima volta nella sua reale umanità.

Come per mia madre, anche per lui so che nessuno avrebbe potuto fare meglio di ciò che ha fatto, con i suoi strumenti.

Il terreno su cui costruire

Li ho visti come
due persone.

Alla fine di questo lungo viaggio nelle radici, è successa la vera magia. Ho smesso di guardarli come "mia mamma" e "mio papà" con l’aspettativa eterna e infantile di ciò che avrebbero dovuto darmi o non darmi.

Li ho visti come due persone. Due esseri umani imperfetti, con le loro ferite, i loro limiti, le loro paure e la loro storia.

In quell’istante esatto sono uscita dal ruolo di vittima. Ho ripreso in mano la mia energia vitale, quella stessa energia esuberante da bambina che per anni era rimasta intrappolata, e ho deciso di trasformare tutto quel fango nel terreno fertile su cui costruire il mio metodo e la mia vita.

La risalita

Un passo.
Poi un altro.

Il mio lavoro non è nato da un’idea.

È nato da un bivio che la vita, a un certo punto, mi ha messo davanti: cambiare o morire.

Per più di vent’anni ho vissuto dentro dinamiche che mi facevano sentire senza spazio, senza voce, senza respiro. Poi il corpo ha iniziato a parlare con una lingua impossibile da ignorare: attacchi di panico, vertigini, acne, perdita di peso. Non avevo ancora le risposte. Avevo, però, una certezza: non potevo continuare a vivere senza ascoltare quello che stava accadendo dentro di me.

La mia risalita è cominciata così: non da una formula, ma da un passo. Poi un altro. E dalla voglia di capire — non solo con la testa — cosa ci tiene legati alle storie che viviamo, ai ruoli che assumiamo, alle persone che amiamo e al modo in cui abitiamo il corpo.

Giorgia a occhi chiusi, seduta tra l’erba e i fiori
Nella mia esperienza, il corpo e l’ascolto sono stati un punto di partenza.

La formazione, un filo continuo

Ogni studio,
una nuova lente.

Accanto al mio percorso di vita è cresciuto quello della formazione. Ho studiato Relazioni Pubbliche e Strategic Communication, e ho approfondito marketing e comunicazione. Questi studi mi hanno dato strumenti per osservare come si costruiscono le relazioni, come le persone comunicano e come prendono forma i sistemi in cui viviamo e lavoriamo.

Poi ho sentito il bisogno di avvicinarmi ancora di più alla persona, ai suoi desideri e alle sue possibilità di cambiamento. Ho frequentato un Master in Mental Coaching e un Master in Terapie Energetiche Olistiche. Mi sono formata anche in Costellazioni Familiari e Somatic Healing. Per me la formazione è costante e continua, attualmente difatti sono in formazione in una scuola triennale di alta specializzazione sulle Cinque Leggi Biologiche del Dott. Hamer.

Ogni formazione ha aggiunto una domanda, uno strumento, un nuovo modo di ascoltare. Ma il filo che le tiene insieme viene da prima: dalla mia esperienza, dalle cose che ho attraversato e dal desiderio di dare senso a ciò che il corpo, le relazioni e la vita cercano di raccontarci.

Giorgia durante un’esperienza di formazione, accanto a un relatore
Una fotografia del mio percorso di formazione.
Giorgia davanti a una costruzione in legno, durante una passeggiata
Un momento all’aperto, dal mio archivio personale.

Da questo incontro, tra esperienza personale e studio, è nato il Systemic Somatic Coaching: un metodo che intreccia coaching, costellazioni familiari, meditazione, spiritualità e lavoro con il corpo.

Non nasce dall’idea di avere una risposta per tutto. Nasce dalla convinzione che ogni storia meriti di essere ascoltata e osservata da più angolazioni.

Il mio lavoro nasce anche da qui: dal sapere che si può attraversare una storia difficile senza doverci restare per sempre. Io l’ho fatto. Oggi metto ciò che ho vissuto e ciò che ho studiato al servizio di chi sente che è arrivato il momento di vivere una vita all’insegna della gioia e dell’amore.

Il primo passo

Ogni storia
merita ascolto.

Quella che hai letto è la mia esperienza personale. Il nostro lavoro parte invece dalla tua: dal momento che stai attraversando e dalle domande che desideri portare.

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